Sanità, Cgil Cisl Uil: Nessun esubero di personale, anzi il fabbisogno delle regioni resta sempre scoperto

“Non c’è nessun esubero di personale nel sistema sanitario nazionale. Al contrario c’è una cronica carenza di professionisti sanitari soprattutto nella rete dei servizi territoriali”. I segretari generali delle federazioni di categoria di Cgil Cisl e Uil – Rossana Dettori (Fp-Cgil), Giovanni Faverin (Cisl-Fp), Giovanni Torluccio (Uil-Fpl) – esprimono forti perplessità sulle considerazioni del Rapporto Ceis 2013 in tema di personale: “In primo luogo si tratta di dati 2010 che non tengono conto degli effetti sugli organici reali dovuti a blocco del turnover, vincoli di bilancio e flessibilità del lavoro. Ma soprattutto lo studio lascia scoperta la mappatura dei servizi socio-sanitari, cioè dell’assistenza domiciliare o in strutture protette: prevenzione, cure primarie, cronicità, non autosufficienza. E’ questa la vera sfida della sanità”.
Per Fp-Cgil, Cisl-Fp e Uil-Fpl, infatti, “un benchmark del personale basato sul rapporto posti letto-abitanti non è un indicatore sufficiente. Ci sono troppe distorsioni come quelle generate dal mantenimento di reparti anacronistici con 2-3 posti letto e che impegnano tanto personale quanto un reparto con 20 posti”. Così come “non può esistere un riferimento nazionale sul rapporto tra posti letto ospedalieri e rete territoriale”, visto che quest’ultimo è deciso da ogni Regione in base ai bisogni e attraverso un sistema di accreditamento che varia da amministrazione ad amministrazione.
I tre segretari puntano dritti al nocciolo della questione: “C’è piuttosto un problema di riorganizzazione delle strutture e di appropriatezza non solo delle prestazioni, ma anche dei percorsi di cura e dei modelli organizzativi: le professioni sanitarie si sono evolute. Da un lato gli infermieri, sempre più qualificati, hanno acquisito funzioni sempre più estese di presa in carico dei pazienti. Dall’altro, la specializzazione delle professioni tecniche o di assistenza è sempre più spiccata: Oss, tecnici sanitari, esperti di prevenzione e riabilitazione e così via sono figure indispensabili in una prospettiva che deve guardare all’integrazione professionale e alle reti di assistenza sul territorio”.
Al di là delle considerazione del rapporto Ceis, “la realtà è che ogni anno le Regioni indicano un fabbisogno di professionisti sanitari molto più alto di quanto le Università siano in grado di formare”. “Il punto allora”, concludono Dettori, Faverin e Torluccio, “non è affidarsi a semplificazioni da calcolo matematico, ma aprire un confronto sulle competenze che ci sono e che servono e su come utilizzarle in base a bisogni crescenti delle persone e dei territori”.
Roma, 3 ottobre 2013

In allegato il comunicato formato pdf



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